Accumulatori seriali

autore Manuela Rossi
data 22 Settembre 2017

In questo periodo sto affrontando una sorta di trasloco e guardando alle quattro stanze che compongono la mia casa non posso fare a meno di rimanere basita nel constatare quante cose sono riuscita ad accumulare in questi anni e quante, riesumate dopo tempo, non avevo nemmeno idea di aver conservato.

Il bestseller delle massaie “Il magico potere del riordino” (che, con un po’ di vergogna, confesso di aver acquistato anche io) mi imporrebbe di buttare via tutto senza battere ciglio… eppure questa volta, mi dico mentendomi e sapendo di mentire, saprò sistemare il tutto con una certa logica e ritrovare nel tempo ogni cosa.

Nel mondo animale c’è una vasta gamma di pennuti e non che in questo se la cava molto meglio di me…

Con l’equinozio, che scatterà oggi 22 settembre 2017, siamo ufficialmente entrati nell’autunno. Nella nostra mente non è difficile immaginare i nostri boschi traboccare di castagne, ghiande, noci, nocciole e questi doni autunnali effettivamente fanno la felicità di molti animali, ma c’è un problema..che sono a disposizione per un arco di tempo limitato. C’è chi ha imparato nel corso dell’evoluzione a gestire fruttuosamente questa temporanea abbondanza e, tra le tante specie presenti sul nostro territorio, la ghiandaia (Garrulus glandarius) mi sembra la più rappresentativa di questa caratteristica.

Il suo nome, decisamente allusivo, ci anticipa qual è l’alimento che principalmente stiva in depositi nascosti (tra le radici, sotto il muschio o le foglie) e che poi utilizza durante tutto l’inverno per sopperire alla penuria di cibo nei mesi freddi. Una prima curiosità è legata proprio alla stupefacente capacità di questo uccello di ricordare con precisione i nascondigli dove deposita le ghiande, luoghi che poi riesce ad individuare anche se ricoperti da neve. La maggior parte delle ghiande raccolte saranno mangiate ma inevitabilmente un certo numero di nascondigli verrà dimenticato o trascurato (basti pensare che una singola ghiandaia può stivare fino a 11 mila ghiande in un areale vastissimo). Quei semi supersiti potranno germogliare e diventare nuove giovani querce e questo ci porta ad un’altro aspetto interessante: questi animali, di fatto, sono diventati a dei disseminatori importantissimi per queste piante.

Uno studio dell’Università di Groninberg1 ha messo in luce che le ghiandaie non selezionano le ghiande in modo casuale ma prediligono alcune specie di quercie piuttosto che altre e, tra i frutti della stessa specie, scelgono solo quelli di una certa dimensione: non eccessivamente grandi per ottimizzare il numero di ghiande trasportate in un singolo volo (fino a 9 in gola e una sul becco) ne troppo piccole per un miglior rapporto tra il peso del frutto e le calorie assimilabili da esso. Questa preferenza per alcuni tipi di semi può avere delle implicazioni sulla dinamica della comunità vegetale a lungo termine, conferendo vantaggi ad alcune caratteristiche delle piante rispetto ad altre, inescando così un processo coevolutivo tra uccello ed albero.

Un’ ultima curiosità su questo corvide: il nome scientifico Garrulus glandarius esprime oltre alla predilezione per le ghiande un altro aspetto peculiare della specie: garrulus significa infatti “chiacchierone, ciarliero” ad indicare la sua grande capacità di vocalizzare e di imitare suoni. Se durante il periodo del corteggiamento è in grado di produce suoni perfino melodici, quando è allarmata si esprime col suo tipico gracchiare “kraak-kraak”. La sua produzione canora comprende però anche imitazioni di animali domestici come il miagolio di un gatto o il nitrire di un cavallo e di molti selvatici, tra cui il più comune forse è quello della poiana.

  1. J. Bossema, 2007 et al. “Not only size matters: Acorn selection by the European jay”, Acta oecologica n°31 (2007)