Ospiti non invitati: il cuculo

autore Manuela Rossi
data 2 Giugno 2017
discipline Biologia / Etologia

In friulano esiste un’espressione poco cortese per indicare un uomo che va a vivere nella casa di proprietà della compagna: “Al è cuc!” (questo la dice lunga sulla visione della coppia nella nostra tradizione...). Cosa sottintende in realtà quest’espressione? Tutto deriva dal fatto che i cuculi – come molti di voi sapranno – non hanno un nido proprio, ma occupano quello di altre specie.

In realtà la strategia riproduttiva del cuculo è molto più sottile, e sono molti e differenti gli aspetti che vi entrano in gioco. Mi piacerebbe parlarvene perché, tra le tante storie del mondo naturale, questa è una di quelle che mi incanta maggiormente.

Il cuculo è considerato l'unico uccello parassita d'Europa, anche se, a onor del vero, metà della sua vita si svolge in un altro continente (è infatti un migratore trans-sahariano).

Gli adulti di cuculo arrivano da noi a marzo. Ci accorgiamo presto della loro presenza, per l’inconfondibile canto, che anche in questi giorni risuona nella nostra campagna.

I maschi emettono, dai posatoi, il loro “cu-coo”, ripetuto continuamente, nella speranza di attrarre una femmina di passaggio. Fino a qui, direte, tutto nella norma. È dopo l'accoppiamento che la storia prende una piega piuttosto inusuale.

La femmina pattuglia il territorio non tanto per cercare il perfetto incavo in un ramo adatto a costruire il suo nido, ma per scovarne uno già pronto e utilizzato da un'altra specie (cannareccione, cannaiola, codirosso, pettirosso, capinera e eccezionalmente anche rondine... in Italia si contano più di quarantacinque specie parassitate dal cuculo).

Non appena la coppia che è la legittima proprietaria del nido individuato si allontana, la femmina cuculo si precipita sul nido. Mamma cuculo depone allora in fretta e furia un suo uovo, prelevandone in cambio uno dal nido ospite (così, oltre a non destare sospetti, avrà a disposizione una nutriente merenda) e se ne vola via in cerca di un altro nido da infestare, arrivando a sabotarne fino a venti.

Al ritorno, immagino i padroni di casa che qualcosa di anomalo nel nuovo assetto del nido lo intuiscono. Però il “costo” di abbandonare la covata per ricominciarne un'altra da capo li fa soprassedere, decidendo di continuare ad accudire quella. Un madornale errore, in termini di successo riproduttivo!

Dopo dodici giorni l'uovo sospetto si schiude e ne esce il piccolo cuculo, cieco e implume. Subito, istintivamente, inizia a farsi spazio in casa, caricandosi sulle spalle le uova o i piccoli fratellastri appena nati e gettandoli di sotto, fuori del nido. Vi sembrerà un comportamento piuttosto scorretto, ma considerate le notevoli esigenze alimentari del piccolo cuculo, i fratelli sarebbero comunque finiti per morire di fame di lì a poco. Per circa tre settimane i genitori adottivi faranno la spola avanti e indietro dal nido, nel tentativo di placare l'insaziabile fame del loro strano pulcino, che già dopo poco tempo assumerà dimensioni molto maggiori rispetto ai genitori adottivi. Per stimolare maggiormente il loro istinto a foraggiare la prole, il piccolo cuculo è dotato di un becco enorme che tiene sempre spalancato (si tratta di un segnale irresistibile, per un neogenitore uccello) e per completare l'inganno, il verso che emette è composto da toni sovrapposti, così da sembrare che il suono venga prodotto da diversi piccoli contemporaneamente.

Dopo sole due settimane il cuculo è troppo grande per il nido, e si sposta sulla vegetazione vicina, continuando però a reclamare attenzioni. Trascorsa ancora una settimana avrà raggiunto l’indipendenza e si preparerà a migrare, già ad agosto, verso l’Africa, seguendo un innato istinto che gli indicherà la via. I giovani cuculi ritorneranno da noi solo nel marzo successivo. Ripartirà allora un nuovo ciclo, che porterà le femmine a scegliere di infestare quasi esclusivamente i nidi della specie dalla quale sono stati allevati l’anno precedente.

In questa storia sembra che i poveri uccellini parassitati non abbiano nessun sistema di difesa. In realtà si è visto che mano a mano che una specie viene parassitata, questa sviluppa maggiori capacità di individuare la macchiettatura delle proprie uova rispetto a quelle del cuculo, eliminando o abbandonando il nido attaccato. Le femmine di cuculo, dal canto loro, affinano di generazione in generazione la somiglianza delle loro uova con quelle della specie che d’istinto sono portate a parassitare (il gene che determina il colore delle uova è determinato esclusivamente dal cromosoma sessuale trasmesso per via materna). Non lo fanno consapevolmente, ma è evidente che le uova con una maggiore somiglianza saranno riconosciute con più difficoltà dalla specie parassitata, e quindi inconsapevolmente verranno selezionati cuculi sempre bravi nell’inganno.

Questo conflitto perdura di anno in anno e accade proprio sotto ai nostri occhi, se vogliamo osservarlo!

Per chi volesse dare un’occhiata più da vicino, vi suggerisco questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=SO1WccH2_YM. La natura non smette mai di stupire!