Rimedi per il cambio di stagione

autore Manuela Rossi
data 10 Dicembre 2016

La mia forza di volontà non è certo incrollabile, e immancabilmente i piccoli buoni propositi per la fine dell'anno e l'inizio del nuovo vengono purtroppo disattesi. Il più classico degli obiettivi falliti, considerando anche il periodo festivo che stiamo attraversando, è legato al limitare gli eccessi alimentari. Magari lo sfrenato desiderio di cioccolata calda con panna che sento in questo momento è legato ad un'inconscia necessità di aumentare lo strato lipidico di riserva per affrontare questi lunghi mesi freddi che ci attendono.

È vero, infatti, che il nostro organismo utilizza una considerevole parte dell'energia ottenuta dagli alimenti per mantenere il nostro corpo alla temperatura costante di circa 37°C. L'abbassamento della temperatura esterna quindi induce un incremento del metabolismo basale, che deve attivarsi per compensare la sottrazione di calore dal nostro corpo data dall'ambiente circostante più freddo (pensateci la prossima volta che vi avvicinerete al termostato di casa).

Se pensiamo agli animali che vivono alle nostre latitudini le risposte a questa diminuzione delle temperature sono molteplici. Alcuni hanno sviluppato la capacità di entrare in uno stato di quiescenza più o meno profondo in cui le funzioni vitali si riducono drasticamente. Emblematico è il caso della marmotta delle nostre montagne (Marmota marmota). Vivendo oltre i 1600 metri di altitudine per questo roditore il freddo è un problema stringente. La preparazione al letargo comincia già nella buona stagione, quando accumula uno spesso strato di grasso corporeo. All'inizio dell'autunno inizia poi la fase di preparazione del giaciglio: la marmotta ripulisce la tana, composta da una serie di camere e gallerie, e vi porta all'interno del fieno per renderla più calda e confortevole. In questi animali i cambiamenti fisiologici nella fase di letargo sono notevoli: la respirazione rallenta, il battito cardiaco passa da 130 a 5 battiti al minuto e la temperatura corporea si abbassa notevolmente, scendendo fino a 5 gradi centigradi. Il letargo per la marmotta non è solitario, gli esemplari appartenenti allo stesso nucleo famigliare si riuniscono per trascorrere fino a sei mesi di sonno l'uno vicino all'altro, aumentando così le chance di sopravvivenza fino a primavera.

Come le marmotte anche i ghiri (Glis glis) trascorrono l'inverno nelle loro tante, sprofondati in un sonno proverbiale. Ci sono però roditori che, contrariamente a quanto si pensa, non passano questi mesi in un vero e proprio letargo, come ad esempio gli scoiattoli comuni o scoiattoli rossi (Sciurus vulgaris). Lo scoiattolo si adatta alla rigidità del clima semplicemente cambiando le sue abitudini. Passa la fine dell'estate e l'autunno accumulando scorte alimentari in nascondigli scavati a terra (si stima che ciascun esemplare possa predisporre fino ad un centinaio di dispense per il cibo). Successivamente lo scoiattolo fodera di foglie la sua tana, che può trovarsi all'interno di un foro in un tronco o in un nido sferico, costruito da esso stesso, posto in una biforcazione tra due rami, e la riempie di licheni, muschio e tutto ciò che la possa rendere più calda e impermeabile. Con il sopraggiungere dell'inverno, lo scoiattolo vi trascorre all'interno buona parte del tempo, schiacciando qualche sonnellino, senza però mai cadere in un sonno profondo. Giornalmente si desta dal dormiveglia ed esce per andare a prelevare le provviste nei vari nascondigli sparsi nel sottobosco. Oltre ad avere una buona memoria lo scoiattolo è aiutato in questa ricerca da un olfatto prodigioso. Purtroppo questa sua peculiarità di stipare rifornimenti alimentari, indispensabili per la sua sopravvivenza nei mesi invernali, ha reso questa specie particolarmente vulnerabile all'invasione di una specie affine, lo scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinensis) che è stato introdotto dall'uomo in alcuni paesi europei, tra cui purtroppo anche l'Italia. La specie è stata probabilmente liberata in natura da persone che hanno acquistato gli scoiattoli grigi come animali da compagnia e poi li hanno abbandonati; azione (illegale) che si è dimostrata essere incredibilmente dannosa per l'ambiente.

Lo scoiattolo rosso e lo scoiattolo grigio occupano la stessa nicchia ecologica in due continenti diversi, e venutisi a trovare accidentalmente nella stessa area, sono entrati in competizione tra loro per lo spazio e per il cibo. Purtroppo tra i due a vincere il confronto è sempre il cugino nord americano, e il risultato è che lo scoiattolo grigio, dove presente, continua a diffondersi mentre lo scoiattolo rosso si riduce progressivamente fino ad estinguersi localmente. I meccanismi che entrano in gioco in questo conflitto sono principalmente legati all'accesso alle risorse alimentari. In particolar modo si è visto che gli scoiattoli grigi riescono a trovare e consumare una buona parte delle riserve di semi (fino al 50%) costituite per l’inverno dagli scoiattoli comuni. La minor quantità di cibo consumata durante l'inverno incide direttamente sulla sopravvivenza degli scoiattoli rossi, specialmente nel primo anno di vita, e sulla capacità riproduttiva. In Inghilterra questo conflitto ha portato in meno di un secolo e mezzo alla quasi totale estinzione dello scoiattolo rosso dall'isola. Nel vostro prossimo viaggio a Londra visitate uno dei famosi parchi della città e rimarrete impressionati dal numero di scoiattoli che saltellano tra prati ben curati e aiuole fiorite, sono tutti “americani”. In Italia lo scoiattolo grigio è ormai diffuso in parte del Piemonte e delle Lombardia e purtroppo contenere l'espansione non sarà facile, considerando che non esiste una barriera, come il mare per la Gran Bretagna, che possa arginare la sua diffusione anche nel resto d'Europa.