Sul ponte di Braulins e sul Tagliamento

autore Manuela Rossi
data 18 Maggio 2016
immagine "Il puint di Braulins", Centro di documentazione sul territorio – Comune di Trasaghis (2007)

Metà degli anni ’80. Ogni domenica d’estate una Fiat 1100 celeste imboccava la strada che si immette sul ponte di Braulìns in direzione di Trasaghis e ogni domenica i passeggeri all’interno (io e mio cugino) sapevano che sarebbero stati costretti dal conducente (mio nonno) a intonare così: “Sul puint di Braulins, al è passât un asìn, cu la cussute plene di luvìns…” [Sul ponte di Braulins, è passato un abitante della Val d'Arzino, con la gerla carica di luvìns].

Continuavamo a cantare così, fino alla fine del ponte (anche se la mia mente si bloccava sempre sullo stesso interrogativo “…ma cosa saranno mai questi luvìns?!”).

All’epoca, distratta dal pensiero ricorrente o dalla svogliatezza che contraddistingue molti adolescenti in viaggio con la famiglia, non mi soffermavo a osservare con attenzione né il ponte né il Tagliamento che vi scorreva sotto. Ora, quando mi capita di percorrerlo, non manco mai di dare una sbirciata al greto del fiume e di sentirmi fortunata ad avere a pochi passi da casa un ambiente così unico.

Non molti sanno che il Tagliamento è ormai considerato l’ultimo grande fiume europeo a presentare un alveo con un’elevata naturalità e una morfologia pressoché inalterata dall’uomo. La sua unicità è tale che gli viene attribuito l’appellativo di “Re dei fiumi alpini”. A conferma della sua importanza, numerose università e centri di ricerca stanno svolgendo degli studi per comprenderne il dinamismo ed elevare il Tagliamento a modello per gli interventi di rinaturalizzazione e gestione di altri fiumi europei e non solo.

Nei suoi 178 km di corso è lui stesso un ponte, tra le Alpi e il mare: le sue sponde, quasi del tutto integre, sono un corridoio naturale attraversato da flora e fauna di provenienza assai diversa, rendendolo un ambiente dall’incredibile biodiversità.

I suoi canali d’acqua si intrecciano lungo l’alveo disegnando isolotti e barre ghiaiose in continuo mutamento ma costantemente presenti. Queste forme si manifestano solo in fiumi con elevato trasporto solido e infatti, da tempo immemorabile, le sue ghiaie sono utilizzate per la costruzione di case, strade, persino mosaici! Quella che sembra una distesa uniforme di pietre grigio tenue, vista da vicino è un’elegante miscuglio di ciottoli di diversi colori, come diversi sono i luoghi dai quali ha avuto origine il viaggio di ognuno di loro.

Se un giorno non avete granché da fare, vi consiglio di scendere sul greto e controllare con i vostri occhi, magari portando con voi la “Guida al riconoscimento dei ciottoli del Tagliamento” (del geologo Federico Sgobino). Sarà un’esperienza che cambierà la vostra percezione del fiume. Attenzione però che passeggiando lungo l’alveo è facile perdere l’orientamento e potreste rischiare di ritrovarvi a cercare l’auto per ore (vi assicuro che è possibile!).

Ma oltre ai sassi ci sarà pure dell’acqua, in un fiume?! Ovviamente sì, anche se, in questo caso, la gran parte dell’acqua del Tagliamento scorre sotto la ghiaia, invisibili ai nostri occhi. Franz Kafka nel 1917 scrisse nei suoi diari a proposito del Tagliamento: “Una pianura, un fiume che si può dire inesistente...”.

Le varie piene che si sono verificate nei secoli, ci dicono però di diffidare delle apparenze: lo stesso ponte di Braulins, che festeggia il centenario della sua costruzione proprio quest’anno, subì seri danni nell’alluvione del 1983, rimanendo chiuso al traffico per quasi due anni.

Ora, da grande, quando osservo il Tagliamento, penso certo a tutte queste interessanti informazioni, ma non posso negare che all’ imbocco del ponte di Braulìns sento una vocina nella testa che mi canticchia: “Sul puint di Braulins, al è passât un asìn…”.

P.S. Ho scoperto solo in età adulta che in friulano con il termine luvìns si indicano i lupini, legumi un tempo molto diffusi qui in Friuli! Ci stavate ancora pensando vero?