Un tuffo dalla piattaforma

autore Manuela Rossi
data 19 Agosto 2016

Questi sono giorni di ferie, di ultimi ghiaccioli e di sere (sempre più buie) davanti alla televisione nella speranza di una medaglia olimpica in uno dei tanti sport mai praticati. Sono sempre stata piuttosto antiaderente a qualsivoglia attività sportiva, eppure il sacro fuoco olimpico accende ogni quattro anni in me il desiderio di iniziare qualche nuova disciplina: scherma, tiro al piattello, nuoto sincronizzato... fortunatamente questo fermento si esaurisce ancor prima della cerimonia di chiusura dei giochi.

Mi viene in mente questo perché, proprio qualche giorno fa, mentre mi godevo un pomeriggio al fiume, si è materializzata davanti a me una vecchia sfida: il tuffo dalla piattaforma da 10 metri!!!

Per la gente che vive in questo angolo di nord-est e che non se la sente di mettersi in colonna per stendere l'asciugamano a Lignano, il fiume è sempre stato una comoda alternativa. In molti scelgono il Tagliamento, ma io, da quando avevo sedici anni, ho sempre optato per il Palar.

Il Palar è un torrente che scorre lungo una gola stretta, con pareti rocciose verticali, ma che nei pressi della frazione di Alesso a Trasaghis, presenta un tratto più ampio, particolarmente adatto per un pomeriggio di sole e bagni in una mirabile cornice naturale. Per gli appassionati di risalite, il torrente è percorribile sino alla sorgente, distante da qui circa nove chilometri. L'acqua è incredibilmente gelida ma le pozze hanno un colore turchese talmente invitante che è quasi impossibile non buttarsi per una veloce nuotata.

Quando eravamo molto giovani ci andavamo in gruppo. Per raggiungerlo si affrontava un triathlon sui generis: prima tappa 15 km di bicicletta da Gemona ad Alesso, poi una corsa in salita tra i massi per accaparrarsi il posto migliore e infine una nuotata nell'acqua gelida per stemperare il viso paonazzo dalla fatica.

Ma se dobbiamo parlare di sport olimpici che si possono davvero praticare in questo torrente i più gettonati sono i tuffi, in particolare la piattaforma da 5 e 10 metri (anche se le piattaforme sono briglie e le misure reali credo siano di poco inferiori).

Ai tempi, con le amiche, ci stendevamo ai piedi della “diga alta” da dove potevamo ammirare i ragazzini che, senza nessuna paura, si tuffavano nel vuoto per piombare in acqua con un tonfo sonoro. Sul fronte femminile erano poche a farlo, anche se potrei fare i nomi di amiche che per far colpo su un ragazzo si sono lanciate senza esitare (in realtà lassù hanno titubato non poco prima del volo).

Insomma era lì, in quell’antro di torrente, che si stabilivano le gerarchie. Il maschio alpha era colui che non si limitava a tuffarsi dal bordo della briglia, ma in qualche modo riusciva a inerpicarsi ancora più in alto lungo le pareti rocciose laterali, aggrappandosi a qualche povero pino spelacchiato, fino a raggiungere il punto da dove poteva sovrastare tutti e si lanciava con spavalderia. Tutte cose che accadono ancora oggi!

Negli anni ho perso interesse per queste manifestazioni di machismo e mi sono interessata di più agli aspetti naturali del torrente.

Qui mi è capitato di fare una tra la più belle osservazione di predazione in natura. In mezzo alle signore che si spalmavano crema solare e ai bambini che costruivano sbarramenti di sassi sul fiume, una natrice tessellata (Natrix tessellata) era a caccia. Questo serpente, privo di veleno, non è pericoloso per l'uomo e si nutre quasi esclusivamente di pesci che caccia per appostamento in apnea. Quando ho visto la natrice emergere dall'acqua gelida del Palar con una bella trota ancora viva tra le mascelle non potevo credere ai miei occhi. Con una forza incredibile ha sollevato sé stessa e il pesce lungo una ripida parete di roccia e, con movimenti lenti, ha allineato la preda alla bocca e ha iniziato a ingoiarla, dilatando il suo corpo per far spazio al voluminoso boccone.

A chi frequenta il Palar sarà sicuramente capitato di imbattersi anche in qualche gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) o in una sua exuvia (il resto del suo esoscheletro dopo la muta). Questi animali da anni sono fortemente minacciati, oltre che dalla degradazione del loro habitat anche dall'espandersi di una specie introdotta dall'uomo: il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), un crostaceo d'acqua dolce originario del sud degli Stati Uniti. Nel 2013, nell'ambito del progetto Life “Rarity”, l'Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia ha iniziato le prime immissioni dei gamberi di fiume in alcuni torrenti della regione dove le popolazioni erano più a rischio. I piccoli gamberi rilasciati sono stati prodotti negli impianti dell’ETP di Amaro a partire da una trentina di femmine già fecondate che erano state prelevate proprio dal torrente Palar.

Sono tanti i motivi per passare una mezza giornata in questo torrente, prima che l'estate ci saluti. Io preparo lo zaino e ci vado ora, scriverne mi ha fatto venir voglia!

PS. Non ve l'ho detto ma anche io un giorno mi sono tuffata dalla piattaforma (quella da 5 metri, ovviamente). A onor del vero non è stato un atto di ritrovato coraggio a farmi compiere il passo, ma lo spintone di un “amico” che mi ha fatto piombare nel vuoto in maniera del tutto scomposta e con un ingresso in acqua decisamente non privo di schizzi! Coefficiente di difficoltà: 1.4. Voto dei giudici: 0!