Comunicazione della scienza

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Il terzo occhio

Anticamente molti pesci, anfibi, rettili e probabilmente anche alcuni mammiferi possedevano un terzo occhio posto in mezzo al cranio che permetteva all’animale di “guardare” verso l’alto senza dover alzare la testa. La maggior parte dei vertebrati, con l’evoluzione, ha perso questo organo che oggi si può osservare solamente su alcune specie di rettili come il tuatara (Sphenodon punctatus). La sua attuale funzione è poco chiara, ma sembra abbia un ruolo importante nella regolazione dell’organismo in funzione del ritmo circadiano.
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Segni di una notte di mezza estate

Nella mia classifica personale dei mesi più belli, giugno è senza alcun dubbio il vincitore assoluto! Sorvolando sull’esigenza opinabile di dover stilare una classifica sui mesi dell’anno preferiti, quello che mi piace di questo momento è la sensazione di leggerezza e serenità che mi trasmette, come di un “inizio promettente”.
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Gli insetti gioiello

I coleotteri della famiglia Buprestidi vengono comunemente chiamati insetti gioiello per le loro meravigliose livree metalliche. La vistosa colorazione per questi animali è come una sorta di documento di identità, indispensabile per distinguere gli individui della propria specie. In questo modo si evitano inutili accoppiamenti con partner di specie diversa che non porterebbero alla nascita di alcun figlio.
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Investigatori a 6 zampe

Dal punto di vista prettamente scientifico il cadavere di un animale (e quindi anche quello di un uomo) è un piccolo ecosistema dove vivono e si nutrono fino a 400 specie differenti. Dallo studio di questi animali, per lo più insetti, è possibile ricavare importanti informazioni che spesso vengono utilizzate nelle indagini forensi per risolvere casi criminosi. Dall'analisi degli insetti rinvenuti su un cadavere si possono ricavare informazioni utili per stabilire la data e l'ora del decesso, dove è avvenuta la morte, eventuali spostamenti del cadavere e se la vittima era sotto effetto di droghe o altri veleni
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Sul ponte di Braulins e sul Tagliamento

Metà degli anni ’80. Ogni domenica d’estate una Fiat 1100 celeste imboccava la strada che si immette sul ponte di Braulìns in direzione di Trasaghis e ogni domenica i passeggeri all’interno (io e mio cugino) sapevano che sarebbero stati costretti dal conducente (mio nonno) a intonare così: “Sul puint di Braulins, al è passât un asìn, cu la cussute plene di luvìns…” [Sul ponte di Braulins, è passato un abitante della Val d'Arzino, con la gerla carica di luvìns].