Dryas iulia è una farfalla che non si accontenta del solo nettare: quando ne ha l’occasione, può nutrirsi di lacrime, suggendole direttamente dagli occhi di caimani o tartarughe, un comportamento ben documentato nelle foreste tropicali dell’Amazzonia, dove la specie vive. Questo comportamento, detto lacrifagia, è una forma estrema di puddling: una strategia per ottenere sodio, un minerale scarso nella dieta erbivora dei bruchi ma indispensabile per la riproduzione. Il sodio raccolto viene accumulato dai maschi e trasferito alle femmine, come dono nuziale, durante l’accoppiamento.
Ma alcune falene si spingono ancora oltre: Lobocraspis griseifusa, ad esempio, provoca attivamente la lacrimazione irritando l’occhio con apparato boccale e zampe, per far piangere l’ospite e assorbire più fluido possibile. Questa specie ricava tutti i nutrienti necessari esclusivamente dalle lacrime, grazie a specifici enzimi capaci di scindere le proteine lacrimali in molecole più semplici, che l’insetto è in grado di assimilare.
Fonte : Plotkin & Goddard (2013) – Blood, sweat, and tears. A review of the hematophagous, sudophagous, and lachryphagous Lepidoptera.









