Il principe ranocchio

Il principe ranocchio
autore Manuela Rossi
data 9 Marzo 2016
discipline Ecologia / Etologia / Zoologia

Una cosa che oggi mi piacerebbe proporvi, contro il logorio della vita moderna, è un’attività piuttosto stravagante da poter svolgere a qualsiasi età (consiglio di farlo almeno una volta nella vita), senza nessun costo e facilmente realizzabile in questa stagione, nella nostra regione: “Far attraversare la strada a un rospo!”.

La primavera è alle porte, le temperature timidamente si stanno alzando e le piogge di queste settimane hanno risvegliato nel sottobosco non solo crocus, bucanevi e primule, ma anche un esercito di anfibi in marcia verso i quartieri riproduttivi acquatici.

Il periodo di migrazione dipende dalla specie e dalle temperature, ma in linea generale i primi movimenti, se la stagione è buona, cominciano a inizio febbraio per intensificarsi tra la fine di febbraio e gli inizi di aprile. Gli anfibi hanno la pelle molto sensibile alla disidratazione e quindi si mettono in moto a partire dal crepuscolo, approfittando magari di notti particolarmente umide e piovose. Gli spostamenti dei singoli confluiscono in migrazioni di gruppo e possono spesso incrociare singoli o gruppi di umani dotati di automobile, nel qual caso ha sempre la meglio l’umano e l’esito è quasi sempre fatale per l’anfibio.

Purtroppo rane e rospi, come i cugini salamandre e tritoni, non hanno mai riscosso una grande simpatia tra la maggior parte delle persone. Io invece ne sono sempre stata incuriosita.

Ricordo ancora lo sguardo fulminante di una compagna delle elementari, il giorno in cui trovammo nel giardino della scuola un rospo … io lo sollevai da terra e lui spruzzò subito un getto di urina centrando in pieno il grembiule della mia amica! Ai tempi, tra le prime e seconde, giravano strane voci sulla possibilità di rimanere incinte se un rospo ti faceva “la pipì addosso” e in ragione di ciò la compagna colpita mi tolse il saluto per qualche tempo. Una volta rientrato il pericolo, dal momento che non le era cresciuta la pancia, ritornammo amiche.

Chissà da dove era nata quella diceria; forse era frutto dei perfidi ragazzini maschi o forse era una leggenda metropolitana nata come spesso succede dallo stravolgimento di un fatto realmente accaduto. Negli anni ’30 si utilizzavano, nei laboratori, delle rane africane (Xhenopus laevis) come rudimentali test di gravidanza: si era scoperto che la presenza dell’ormone HCG nell’urina delle donne incinte induceva le rane a deporre le uova. Bastava dunque iniettare sotto la pelle dell’anfibio una dose di urina femminile, e attendere il responso.

E da allora le cose, per gli anfibi, non sono per nulla migliorate. I dati provenienti da molti studi portano a ritenere che quasi un terzo delle specie di anfibi al mondo siano a rischio estinzione a causa della distruzione e frammentazione dell’habitat e del diffondersi di patologie propagate involontariamente anche dall’uomo (a tal proposito, se vi doveste appassionare della nobile pratica del salvataggio anfibi, informatevi bene sulle prassi igieniche da seguire!).

Anche in Friuli lo stato di conservazione di molte specie di anfibi non è ottimale, ma fortunatamente esistono anche luoghi in cui poter fare ottime osservazioni. Se ne avete la possibilità, vi consiglio un’uscita notturna al Lago Minisini a Gemona (ovviamente a piedi). Qui gli anfibi abbondano e potreste incontrare rane, rospi, raganelle, tritoni e salamandre, piuttosto lontani dai pericoli stradali. Oppure anche la zona di Campo Garzolino a Buja, sulla strada che costeggia il fiume Ledra: l’attraversamento delle rane rosse qui è certamente abbondante ma non altrettanto semplice (molti caduti rimangono sull’asfalto). Questi sono i miei punti di osservazione. Certamente ne avrete anche voi degli altri. Se conoscete degli interessanti punti in cui osservare le migrazioni di anfibi in Friuli, condivideteli!

Comunque sia, se vi spostate in macchina in queste sere, magari in aree di campagna, fate attenzione a quelle che sembrano “foglie accartocciate” sull’asfalto … se doveste vederle saltare, fermatevi (sicurezza stradale permettendo), scendete dall’auto, fatele attraversare e concedetevi qualche istante per osservare. Certo, se vi avvicinate tropo potrà capitare anche a voi, come alla mia amica, di rimanere colpiti da un getto di urina, ma non temete, è solo un sistema di difesa piuttosto comune tra gli anfibi, che ha lo scopo di spaventare il possibile predatore e indurlo ad abbandonare la presa. Nulla di grave!